25/04/2004
Torno adesso da una serata come non ne trascorrevo da molto tempo. Bel locale, buona cena,buona musica, begli amici. Ho finalmente deposto, anche se provvisoriamente, ogni fardello, chiuso in un cassetto della memoria, a chiave, i miei pensieri più tristi,e, leggera e rilassata, ho ballato fino allo sfinimento, ho conversato su argomenti ameni, anche frivoli, mi sono divertita. Chi ha detto che bisogna essere sempre "impegnati"? Di tanto in tanto una pausa di puro divertimento, senza pretese, non può che far bene e dare la carica per quando la vita la chiede, tutta. Il locale, ampio, con bella gente, di ogni età, specie giovani, spensierati e con tanta voglia di sano divertimento, un piano-bar all'altezza del posto, la simpatica compagnia dei miei amici di sempre sono stati gli ingredienti che hanno ontribuito a rendere gustosa la mia serata.
19/04/2004
"E' felice chi giudica rettamente, E' felice chi è contento della sua condizione, qualsiasi essa sia, e gode di quello che ha. E' felice chi affida alla ragione la condotta di tutta la sua vita" Così Seneca nelle sue "lettere sulla felicità" Quanto è lontano, e non solo in termini temporali, il suo pensiero! Come risultano incomprensibili queste parole! O quanto pochi sono gli uomini che hanno una capacità ricettiva tale da riuscire a comprenderne il senso! Eppure sono parole semplici, concetti condivisibili, almeno da chi non è divorato dall'avidità di possesso, da chi sa condurre la sua vita su binari di rettitudine e razionalità. Tuttavia, se il grande filosofo ritenne necessario scrivere su questo tema vorrà pur dire qualcosa! Certo non voleva fare delle mere elucubrazioni mentali. Quando egli nacque, intorno al primo sec. a.c., violenze, le più inaudite, sopraffazioni, le più intollerabili, guerre, le più cruente, il concetto di superiorità di una razza, di un popolo (quello romano),inaccettabile, e portatore di sventure e di sciagurati comportamenti, erano il pane quotidiano del suo tempo, ma anche nel privato, arrivismi, sete di potere, spargimenti di sangue al'interno di una stessa famiglia, corruzione e tutto il male insito nell'uomo veniva prepotentemente alla luce. Oggi, a distanza di millenni, l'uomo si è evoluto, in ogni campo dello scibile umano ha fatto dei passi da gigante, e li continua a fare, la tecnologia, il progresso hanno sconvolto del tutto il modo di vivere, ma anche quello di morire. L'uomo è rimasto quello "della pietra e della fionda", diceva giustamente e profeticamente Salvatore Quasimodo.
16/04/2004
Guardo la tastiera del mio pc e vorrei pigiare tutti i suoi tasti simultaneamente, per buttar giù tutto il groviglio di parole che, come fiume in piena, rischia di rompere gli argini e straripare. Ma, come le dighe, quando non cedono alla travolgente forza dell'acqua, proteggono la terra ferma, così i miei "paletti", dighe della razionalità, mi mettono al riparo dal vorticoso turbinio dei miei pensieri, che, quale che sia la direzione, si ritrovano alla fine imbrigliati in una morsa soffocante.Li tiro a fatica fuori e li coccolo, i miei pensieri, li dirigo verso lidi più aperti, dove non una debole luce lattiginosa li avvolga, bensì un raggio di sole li possa scaldare. Non sempre questo tipo di "operazione" mi riesce, ma ci provo, sempre, con ferma determinazione. E così questa mattina, che si è presentata metereologicamente cupa, uggiosa, che rischiava di trascinarmi in un buco nero, ho preso per mano i miei pensieri, e li ho guidati in una sorta di viaggio fantastico attraverso i ricordi di un passato felice fino al mio "rifugio" protettivo e rassicurante.
Le esitazioni dei sentimenti, lo splendore delle grandi rinunce, i mormorii sotterranei della speranza sono le peculiarità della tristezza, che la differenziano e la separano dalla malinconia
15/04/2004
Mi sono creato un rifugio che accolga non solo me, ma anche chi vuole trovare un porto, un approdo, dove non si senta solo e possa condividere, se vuole, o, semplicemente, confrontare le sue idee, le sue esperienze, le sue emozioni, le sue opinioni su fatti più o meno importanti.