Il rifugio di Ilia.

24/06/2005

 

 

Scheletri d’alberi

terra bruciata

nidi distrutti

strade infuocate

nude

La passata stagione

dell’amore!

postato da ilianetto2 10:03 | commenti (15)

18/06/2005

Antagonisti e complici gli eventi della vita si combattono, nemici fra di loro e contro l’uomo, e un attimo, solo un attimo dopo si  combinano e si coalizzano, e lo cingono in un caldo, generoso abbraccio. Ed è così che egli, vittima, preda, e insieme protagonista e creatore di se stesso e del suo destino ad ogni ora si sente al “limitar di dite” e “alfine uscito a riveder le stelle”. E’ questo, dunque, il “mistero” della vita, l’imprevedibilità dell’umana natura, la sua finitezza? Questa, l’infinità del “piccolo universo” di cui si nutre l’uomo? Quale il ruolo della razionalità, quale quello dell’emozionalità nello scorrere del tempo e nel suo arrestarsi, nell’agire umano e nel suo starsene inerte, nel suo essere e nel suo non essere? L’uomo ride, l’uomo piange; l’uomo gioisce delle piccole-grandi cose che la vita gli offre, soffre delle personali e globali “miserie; l’uomo spera nella realizzazione dei suoi sogni, dispera nella loro  ineluttabile caduta… E quando par che la tragedia umana si consuma e giunge all’epilogo, sottentra la “commedia della vita”, e viceversa… 

Forse sono proprio le incongruenze, connotazioni ineludibili dell’esistenza, che, di volta in volta,ci sospingono in atmosfere altre, ci fanno librare in un aria rarefatta, in una sorta di mondo surreale, dove tutto accade in una concretezza sconcertante, e insieme in un sogno lontano… e, per contro, come duri, spigolosi massi che dilaniano le carni, penetrandole, ci schiacciano senza pietà alcuna. E  affanniamo e ansimiamo finchè l’ultima goccia di sangue non sia stata versata, e il cuore non abbia cessato di battere! 

Avvicendamento di sensazioni,di emozioni, di sentimenti, di stati d’animo e corporeità  di un giorno come tanti, diverso da tanti…

 

 

 

postato da ilianetto2 04:35 | commenti (10)

11/06/2005

 

  

 La musica della vita

 

 

Fermati!

Arresta l'affannosa corsa

dei pensieri tuoi

nella vana ricerca dei perchè.

Non chiederti più nulla.

Illusoria sarebbe ogni risposta.

Non farti sopraffare dall'angoscia,

deponi ogni fardello,

e ascolta...

La vita è musica,

e le sue note non sono segni vuoti,

piccole macchie,

ostaggi chiusi in nere sbarre,

mosche

impigliate in una ragnatela

sottile, ben tessita,

ma bozzoli pronti a diventar

farfalle.

Accorda queste note,

che, senza un musicista,

impazzano stonate,

prive d'armonia.

Chè,

Quale il pentagramma della vita,

tale la musica che diffonde intorno:

aspra, stridente, fastidiosa,

ipocrisie, cinismo, ambiguità,

miserie umane...

Note armoniose agli occhi tuoi,

uno stormo sfrecciante d'uccelli,

un coro di bimbi festosi...

note festose al cuore tuo,

un po' di tenerezza, un po' d'amore...

Quando l'indifferenza e la malvagità

soccomberanno,

e lascerai cadere il peso del mondo

dalle tue povere spalle,

stanche,

ascolterai una dolce melodia

ristoratrice.

La musica autentica della vita!

postato da ilianetto2 19:21 | commenti (11)

06/06/2005

Illusione d'amore. 

 

 

E fu così che alla fine andò.

Aveva avuto molti ripensamenti sulla decisione ormai presa da tempo, molte remore, titubanze, fino al momento di inserire la chiave dell’accensione dell’auto, ancora un’esitazione, poi mise in moto e partì. Aveva delle sensazioni contrastanti, che andavano dall’euforia all’angoscia più totale, dal desiderio alla repulsione, dalla curiosità all’indifferenza… Ma aveva preso la sua decisione: doveva, voleva vivere quella storia fino in fondo, a qualunque costo, era una sfida con se stessa! Com’era iniziata, poi, quella “storia”? Lo ricordava perfettamente! Si conoscevano da tempo, molto tempo, avevano lavorato gomito a gomito nello stesso ufficio, lei di grado superiore a lui, ma cercava di non farlo pesare. Era stata sempre molto aperta, disponibile, gentile, pronta al dialogo, che spesso diveniva un monologo da parte di lui, che le confidava le sue amarezze, le sue delusioni, le sue frustrazioni, i suoi fallimenti, la sua totale mancanza di fiducia nel suo prossimo e in se stesso, sfiducia abilmente manovrata, esasperata da una moglie molto critica nei suoi confronti, sempre pronta a giudicare le sue azioni in modo negativo. Non c’era nulla che le andasse bene. Era stanco! Ma, c’era un ma: non poteva dare un taglio netto alla sua situazione matrimoniale, non perché, diceva in quei monologhi-confessioni, fosse un vile, ma perché c’era una figlia, a cui naturalmente era molto legato, che si trovava in quel momento della vita così delicato che un cambiamento l’avrebbe sconvolta, le avrebbe fatto perdere tutte le sue certezze, con chissà quali ripercussioni sulla sua vita futura, da adulta. Doveva dunque tirare avanti e subire. Lei lo ascoltava con attenzione, con partecipazione, con affetto. Avrebbe tanto voluto aiutarlo, e gli dava consigli, lo incoraggiava, gli  restituiva quella fiducia in sé che la virago(tale faceva apparir la moglie)gli toglieva continuamente... Aveva però intuito, anche se non indugiava volentieri su quest’intuizione,che alla base di tutto c’era una sorta di debolezza, di viltà, di rassegnazione a lasciarsi vivere così, pirandellianamente,accettando di essere quello che gli altri  pensavano o volevano fosse. Lei cercava di scuoterlo da quella sorta di torpore  psico-sentimentale nel quale sembrava si crogiolasse. Stavano sempre più insieme, lei, animata dalla volontà di “aiutarlo”, lui, ostentando un interesse sempre crescente, che cominciava ad esulare, a prevaricare quello puramente amicale. Un’evoluzione quasi naturale, spontanea di quel rapporto nutrì ed alimentò per entrambi la necessità di vedersi anche fuori del posto di lavoro. E fu così che gesti, parole, sentimenti, rimasti fino ad allora nell’ombra, resi opachi da vari diaframmi, opportunamente e sapientemente occultati, per evitarne i rischi, esplosero nella loro nudità, nel loro esserci, nonostante tutto e nonostante tutti. Ancora, durante le prime sortite, tragiche bugie mal costruite, avevano evitato ad entrambi di rivelarsi, di dire e dirsi ciò che speravano di soffocare sul nascere: lui era sposato, lei non aveva nessun legame, ma non era quel che si dice”una rovina-famiglie”. Ma la continua vicinanza, quella sorta di complicità che s’era creata nel tempo e col tempo, quell’escludere dal loro rapporto amici o colleghi di lavoro, li unì in un legame che non aveva più nulla dell’amicizia, era altro, era amore, era dipendenza dell’uno dall’altra. E la storia iniziò, sul piano strettamente sentimentale; non avvertivano altro che il bisogno di vedersi, di parlarsi, di ascoltarsi, di abbeverarsi a quella fonte d’amore. E in questo modo andò avanti per lungo tempo, con interminabili passeggiate, spensierate scorribande in auto, in ogni stagione, col freddo gelido, sotto una pioggia scrosciante e sospinti da vento impetuoso, o in una calura estiva, col sole abbagliante, cocente. Quando non era possibile incontrarsi, per un motivo o per un altro, i loro cellulari squillavano a tutte le ore del giorno e della notte. Era una specie di magia che li rapiva sempre più, fino al giorno della “coraggiosa” decisione, presa di comune accordo: incontrarsi in albergo, per stare insieme, amarsi, finalmente, completamente. E il giorno stabilito era arrivato. Avevano concordato di recarvisi ciascuno con la propria auto, e così fecero. Lei giunse con un po’ di ritardo, col cuore in tumulto, ansante come avesse corso,e lo trovò che l’aspettava, ritto vicino alla sua auto, impaziente, gli occhi lucidi ammiccavano, una chiave in mano, ben visibile. Lei lo guardò, e, in un attimo, che fu un’eternità, pensò “che ci faccio qui?, chi è costui?” Le parve di non averlo mai conosciuto, quell’uomo di fronte a lei, che la guardava con aria di trionfo, soddisfatto, fiero e docile insieme. Non era più l’uomo per il quale aveva nutrito, in un crescendo di emozioni e sensazioni, simpatia, compassione, affetto, solidarietà, amore. Lo vedeva veramente, ora, come realmente era, e aveva intuito, ma respinto in un angolino remoto della mente: un uomo che aveva usato spudoratamente la forza colpevolizzante del debole, per fare breccia nel suo cuore. Provò una gran rabbia, e insieme, compassione per lui. Non era scesa dall’auto. Ingranò la retromarcia e partì, libera! 

postato da ilianetto2 01:46 | commenti (23)