Il rifugio di Ilia.

24/01/2006

 Una breve premessa è d’obbligo.

I versi sono dedicati ad una persona scomparsa, mai conosciuta se non attraverso le parole di chi lo ha amato in vita ed oltre. E ho imparato a conoscerlo e ad amarlo anch’io, quest’uomo. Egli abitava sulla collinetta di Olbia, in una villetta che, durante i miei soggiorni estivi, osservavo da lontano, guardavo da vicino…

 Dettata da una spinta emozionale del momento, voglio ora, più consapevole di allora, proporla.

 

La casa sulla collinetta

Persiane chiuse, sprangate,

sbiadite da sole

infuocato;

porte sbattute da vento  

impetuoso, 

percosse da pioggia  

battente. 

  

La casa di Davide! 

 

Mura invecchiate,  

ingiallite,  

scrostate;

terra bruciata  

d’intorno,  

arida, nera,  

spaccata. 

  

La casa di Davide!  

\

Non fiori ma sterpi,

cespugli selvaggi,  

pruni spinosi,  

pungenti,  

impenetrabili siepi…

 

La casa di Davide!

 

Un timido uccello,  

imprudente,  

si posa sui rami sfogliati, 

irti d’aculei…

scappa

  

Dalla casa di Davide!

 

E’ vuota

la casa di Davide  

e muta,  

gravida di mille silenzi

inquietanti.

 

Un coro di muti fantasmi

aleggia nell’aria,  

mi parla di lui.   

E ti vedo,    

malinconico, triste,  

il volto emaciato,  

dolce il tuo sguardo. 

  

Davide!

Un nome,

un uomo

mai dimenticato,

sconosciuto e noto.   

Una casa,

pregna  

di silenzi di morte,  

eppur viva  

di vita vibrante. 

  

La casa di Davide.

 

 

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15/01/2006

Non c’è esperienza, cultura, età che possano insegnarci della vita più di quanto la vita stessa, con  le sue variabili, non riesca a darci  

Sul palcoscenico delle vicende umane ciascuno ha la sua parte, la recita, la osserva dal di fuori; la vive da attore protagonista, da comparsa, da spettatore.   

E tuttavia ci sono delle situazioni, dei momenti che non rientrano nella “rappresentazione”, che sono totalmente personali, impenetrabili ad ogni tentativo di comprensione, per quanto acuta ed arguta possa essere l’intelligenza che ne sollecita l’intendimento.

Forse una particolare sensibilità, una disposizione naturale all’ascolto non uditivo, bensì emotivo rende l’altro compartecipe assoluto di vicende che non gli appartengono visceralmente.   

Ed è proprio in occasione di questi accadimenti, soprattutto  dolorosi, che è possibile scoprire o riscoprire sentimenti, caratteri, modi di essere, e di agire propri e altrui, che si erano dati per scontati nella quotidianità, e che sono talvolta lontani dalla nuova, imponderabile realtà    

Quando, a causa di accidenti, naturalmente imprevisti, di fronte ai quali ci si trova totalmente impreparati, la vita cambia il suo corso, e la dolce, appagante routine, da cui, forse, si dipendeva, diventa condizione remota, lontana, le priorità mutano temporalmente e sostanzialmente; le aspirazioni di cui ci si compiaceva, i sogni di cui ci si alimentava d’un tratto si dissolvono, si sciolgono come neve al sole, e gli incubi che ci terrorizzavano si materializzano. Anche le persone a cui siamo uniti da vincoli di parentela, di amicizia, o da semplice frequentazione “ludica” vengono “viste” da un’ angolazione diversa. 

E allora tutto muta, e si “conosce” l’animo umano, e si scopre la bellezza delle piccole cose, e quella dei sentimenti autentici, e si “vedono” le inutili e ingannevoli sovrastrutture, o, al contrario, ci si smarrisce in un intrico di vicoli impervi e impercorribili, e l’impalcatura del teatro, di “quel teatro”, miseramente crolla, e noi, soli, sotto le rovine, non chiediamo aiuto!    

 

 

   

postato da ilianetto2 23:04 | commenti (14)