11/10/2006
Una serata tra amici e conoscenti.
Visi noti, meno noti, sorrisi finti, i suoi, schietti, forse, quelli degli altri, chiacchiericcio diffuso…
Una pacca sulla spalla: un amico, uno di quelli che di lei conosceva tutto, o quasi, affettuosamente le rimprovera di essere poco…interattiva, più che distratta, astratta, e inquieta a un occhio attento e consapevole come il suo. Lei si schermisce e “ti sbagli” dice, “sono qui, col corpo, con la mente…” “e il cuore?” “quello, l’ho lasciato a casa”, lei, “con tutto ciò che contiene.”
La conversazione per fortuna prosegue su argomenti più futili, o solo di sana e salutare, forse, genericità, intanto che si erano avvicinati altri. La sua compagna lo reclama ed egli si allontana.
“Ciao, Giorgio”, lei risponde al saluto di lui, che si volta e la guarda interrogativamente, sorpreso, e più…
“Lapsus froidiano” si affretta a dire con quanta più naturalezza le riesce, nascondendo malamente il suo disagio, mentre i presenti ammiccano, chiedono, pur senza morbosa curiosità chi sia “costui”. Lei sta al gioco, è l’unica cosa che può fare, ora, e assume un’aria misteriosa…
La serata va avanti e si conclude, in modo sobrio e piacevole, anche. Lei ha persino dimenticato il “lapsus” sul quale nessuno era tornato.
L’accompagnano a casa.
E’ contenta di essere andata, si sente bene, rilassata.
All’improvviso le torna in mente l’episodio del nome e capisce, ora capisce tutto. “Domani”, si dice, Domani lo chiamerò, io!”
Buona parte della notte la trascorre a pensare a cosa gli avrebbe detto, come.
L’indomani, prima ancora che abbia il tempo di comporre un numero che aveva imparato a riconoscere, subito, lo squillo del telefono la fa sobbalzare. Guarda il display, è lui.
Risponde, con un insolito tono di voce, squillante. Poche parole le piovono addosso come pioggia gelida, la colpiscono come pietre.
Tace. Riattacca.
La storia, la sua storia si ripete… ma non sempre “repetita iuvant”!
Ancora una volta, come nella sua precedente vita, le parole di una vecchia canzone di Tenco si affacciano alla sua memoria, vere, reali, roventi come brace.
“Ho capito che ti amo, quando ho visto che bastava un tuo ritardo, per sentir svanire in me l’indifferenza…quando ho visto che bastava una tua frase…
E’ troppo tardi, davvero, ora!?