Il rifugio di Ilia.

16/01/2007

Un “cane sciolto” è come una “mina vagante” può esplodere da un momento all’altro, o rimanere inesplosa, senza provocare alcun danno, ma va comunque rimossa con cautela. Così Quel cane, nel timore che possa essere pericoloso, viene catturato, imbrigliato, anche se è totalmente inoffensivo.

Una “voce fuori dal coro” è come una nota stonata, stridente, altera l’armonia dell’insieme; la melodia patisce! Bisogna portarla dentro!

Sono necessarie, è vero, per un’esatta e armoniosa lettura di uno spartito, la conoscenza della grammatica musicale e delle sue regole, e la combinazione matematica delle note sui righi e negli spazi. Ma alle tante regole si accompagnano altrettante eccezioni che, pure, è necessario conoscere. E se “la nota stonata” è un’eccezione? E se “la voce fuori dal coro” è un solista? Un orecchio attento, un esperto di composizione musicale, un Maestro di musica sanno distinguere Quella nota, Quel solista, e li rispettano!   

Nello spartito della vita e delle sue regole, che, come le regole che governano la musica, si DEVONO osservare, rispettare, pena la messa al bando, alla gogna, al pubblico ludibrio, l’emarginazione, chi si assume o si arroga il ruolo di Maestro?

Si potrebbe rispondere “il senno, il buonsenso!”

Ma questi sono universalmente validi, o non sono piuttosto delle convenzioni comuni, sociali, da cui, in certi casi, in contesti particolari, è possibile derogare?   

In ogni circostanza della vita, bella o brutta, piacevole o spiacevole, felice o dolorosa, talvolta accade che da un insieme concorde e uniforme nell’espressione dei sentimenti e delle emozioni, spunti, improvvida e improvvisa, evanescente e tangibile, timida e forte, la “voce fuori dal coro”, che lascia quantomeno interdetti gli altri, quelli “normali”. E allora, due le strade percorribili per la povera piccola-grande voce: adeguarsi alla massa, e intonare il proprio canto, la propria voce alle altre del “legittimo” coro e soffocare la propria individualità, quella libertà del cuore e del pensiero che sono patrimonio personale di tutti, o, proprio nel nome di questa inalienabile libertà, tenersi fuori, un gradino più sù, o più giù, a seconda dei punti di vista, e bere fino in fondo l’amaro calice dell’essere se stessi.

Il “buonsenso” mi suggerisce spesso, anche in situazioni di disagio emotivo, di scendere a patti con il coro, entrarvi, pur senza partecipare al “comune canto”, e cedo... e la sofferenza è maggiore dei patimenti del “cane sciolto”, inseguito, afferrato, bastonato, rinchiuso in un angusto canile.

Ed è impossibile, o molto, molto difficile uscirne!!!

 

                                

 

 

                                               

postato da ilianetto2 01:33 | commenti (16)