21/02/2007
“Addio, amore mio!
Oggi è il nostro primo anniversario, e sarà anche l’ultimo!
Una pena infinita mi scava dentro; un dolore inenarrabile, formulare, sentire dalla mia stessa voce queste tre parole, aspre come note stonati, pesanti come macigni, amare come veleno!
Non era con questo triste, definitivo saluto che immaginavo, speravo di rivolgermi a te, ora.
Non posso seguirti, per quanto grande, profondo, sia il mio amore per te, né voglio che tu rinunci ai tuoi sogni, alle tue aspirazioni, ai tuoi progetti…
La nostra bella strada, illuminata dal sole, rischiarata dalla luna, è giunta al fatale bivio, e, in questa biforcazione, scura, ciascuno di noi prenderà il suo viottolo, quello che non noi, ma le leggi della vita c’impongono. Né ci si può sottrarre: i nostri imperativi morali si diversificano…
Mio padre, ora che la mamma ci ha lasciati, è come un bambino indifeso, confuso… Dell’uomo fiero e coraggioso e forte e autoritario e autorevole non sono rimaste che macerie. Sento che devo stare al suo fianco!
E tuttavia non il dovere, bensì l’amore che nutro per lui mi porta a preferire un dolore immane che porti a lui serenità, ad una gioia altrettanto immensa, che accresce in me la sofferenza. So che il pensiero di te mi accompagnerà, sempre, nei giorni che verranno, quale che sia il mio futuro, se lo avrò, come so che col tempo all’angoscia della rinuncia succederà una struggente nostalgia di ciò che poteva essere e non è stato...
Quanti sogni, quanti progetti, in questo lungo e pur breve anno, infranti, caduti per l’accanimento di un destino avverso!
Il dono più grande, l’unico che possa farti, oggi, come prova assoluta del mio amore, è questo: ti lascio volare sulle ali della libertà che da sempre si agitano in te, frenetiche. Vivi la tua vita, mio dolce, impossibile amore, e asseconda le tue naturali, nobili inclinazioni.
Ti lascio, con la morte dentro, ma nel convincimento che entrambi conserveremo, in un angolino del nostro cuore, nel nostro più prezioso cassetto della memoria una parte, anche infinitesimale, ma viva ed immortale di noi stessi, del sentimento che ci ha visti felici e tristi, speranzosi e disperati.”
Su queste ultime, struggenti parole Tonia, la figlia ventenne di Giulia, ripiegò la copia ingiallita di una lettera della sua splendida, meravigliosa, straordinaria mamma, scomparsa solo due settimane prima, e una lacrima pungente le solcò il viso stanco, provato, e scivolò su quella pagina…
Sentì, alle sue spalle, dei passi strascicati; si ricompose, lasciò scivolare furtivamente il foglio appena letto in tasca, e si girò verso l’uomo fermo sulla soglia con aria smarrita, curvato nel fisico più dal dolore che dal tempo. Tonia si alzò, gli occhi ancora umidi, amorevoli, cinse suo padre in un abbraccio tenero, stretto, in una completa fusione di dolore, di amore e disse “Ci sono io, non temere!”
L’uomo, rassicurato, uscì com’era entrato, silenziosamente.
Tonia si sedette di nuovo sulla poltroncina di raso azzurra, quella dove a volte trovava la madre accoccolata, come raggomitolata su se stessa, e, pur non richiamati, i ricordi, tanti, le affollarono la mente. Non solo ricordi di fatti, di avvenimenti, ma di sensazioni, sue, di espressioni, della madre, cui non aveva mai saputo dare una spiegazione. E ricordò i suoi splendidi occhi verdi illuminarsi di colpo di una luce sfavillante, o velarsi all’improvviso di un guizzo di malinconia; rivide la sua aria a volte trasognata, o assente, o immersa in un silenzio quasi religioso, come fosse in un’atmosfera altra; e ne comprese l’emozione sulle note e sulle parole di una vecchia canzone di Mina "un anno d’amore…” che si diffondevano nel suo studio, quando era o credeva di essere sola!!!
Capiva finalmente ciò che le era stato così a lungo incomprensibile. Ma, soprattutto, capì quell’ultima parola, biascicata, indecifrabile uscita dalle labbra bianche della mamma morente: Mirko, Il nome del suo primo, indimenticato amore.
Eppure ella aveva amato suo padre! Tonia lo sapeva, aveva letto tante volte nel suo sguardo, pur talvolta triste, la dedizione, l’amore, la gioia di stargli accanto, la comprensione, la fiducia...
E si chiese, sgomenta, “ si possono amare due persone contemporaneamente, con la stessa intensità, diversa?!”
Non seppe rispondersi!
E dentro le rimase l’eco di un presagio…